Giovani e Animatori – 4° Lettera di Don Stefano

Giovani e Animatori – 4° Lettera di Don Stefano

Lettera di don Stefano per Giovani e Animatori – IV di Quaresima

Cari ragazzi e ragazze, cari animatori, come state?

In questi giorni ci siamo sentiti con voi animatori e so che anche voi ragazzi vi state sentendo nei vostri gruppi. Sono stato contento di potervi rivedere e di sentire che state affrontando bene, con coraggio, pazienza e serenità tutta questa situazione. Sono felice che siamo ancora insieme e penso di dovervi dire che ormai mi mancate. C’è chi conosco di più e chi conosco di meno, ma siete i nostri ragazzi e i nostri giovani: siamo una famiglia e le famiglie si stringono per farsi forza quando ci sono momenti difficili. Se a casa fate una preghiera alla sera quando suonano le campane, ecco: quello è il momento in cui tutta la nostra famiglia è riunita!

Volevo dirvi anche che, in questa situazione, mi sto rendendo conto di quanto importante sia ogni singola cosa della vita. Ci sono cose grandi e bellissime, come viaggiare, realizzare i propri sogni, sposarsi o avere un figlio. Ci sono cose forse ancora più grandi, come quelle che stanno facendo medici e infermieri: amare fino a sacrificarsi per gli altri. Ci sono poi le cose piccole e insignificanti: leggere, preparare la tavola, mangiare, lavare i piatti, sentire il sole o il vento, guardare un film insieme, dire “grazie” o “scusa”… Ciò che sto imparando ora è che tutte queste cose sono importanti allo stesso modo e che la felicità si può trovare in ciascuna di esse.

Perciò abbiate pazienza, ragazzi, non lamentatevi e non pensate solo a ciò che vi manca: verrà il tempo per ogni cosa, anche quelle più grandi. Ma ora siate felici di ogni piccola cosa, gustatevi i piccoli gesti quotidiani e apprezzate le persone che vi sono vicine, perché tutte queste cose non sono scontate e sono quelle che ci fanno sentire vivi.

Qualche parola sul vangelo. Anche questa domenica ascoltiamo il racconto di un incontro molto bello: quello di un uomo cieco che viene guarito da Gesù (Gv 9,1-41). Vieni a guarirci, Gesù!

All’inizio, vedendo il cieco, i discepoli chiedono: Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco? Penso che anche noi ci chiediamo le stesse cose: perché succede tutto questo? Di chi è la colpa? Qual è il motivo? Gesù risponde che non vale la pena cercare le colpe. Ciò che serve è affrontare questo male affidandosi a Chi può aiutarci davvero, perché le nostre forze non bastano: né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Ho sentito molti infermieri e medici in questi giorni e tutti, oltre al proprio impegno, sentono di aver bisogno della fede e dell’aiuto di Dio.

Gesù poi dice: bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Penso sia un richiamo per ciascuno di noi. Questo tempo di quarantena potrebbe passare tra letto, play e serie tv. Ma finché è giorno e le cose vanno bene, Gesù ci chiede di fare la nostra parte anche per chi invece si trova già nella notte. E la nostra parte, ragazzi, oltre a rispettare le regole e stare a casa, è pregare, sperare e chiedere tanto l’aiuto di Gesù. Un infermiere mi diceva che ora fa fatica a pregare, perché è travolto dal lavoro e dalla preoccupazione. Noi dobbiamo farlo per lui e per tutti gli altri. Non mancate!

Verso la fine del racconto, dopo che il cieco è stato guarito e che i farisei l’hanno cacciato via dalla sinagoga, Gesù gli si avvicina di nuovo e gli parla: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!» Vorrei tanto che in questo tempo, quando pregate o leggete questa lettera, voi possiate sentire Gesù seduto accanto a voi che vi parla, come un amico. Credete, ragazzi, credete nel vostro amico Gesù e affidate a lui ogni cosa e ogni persona. Andrà tutto bene. 

La canzone di oggi (link) ascoltatela stasera insieme alla vostra famiglia, dopo aver fatto la preghiera a Maria al suono delle campane, con una candela accesa. Non possiamo darci una carezza, ma ne avremmo tanto bisogno, anche per perdonarci quando sbagliamo. Alla fine ciò che conta è l’amore che ci resta, che è questa candela accesa tra me e te. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo: è Gesù la luce che anche ora ci tiene uniti.

Un abbraccio, buona domenica.

Ciao!

don Stefano

download lettera: clicca qua

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21 marzo 2020, don Gerardo Giacometti